Proposta M24A-ET Piano di Rilancio e Resilienza del Mezzogiorno e Aree Interne

Proposta M24A-ET Piano di Rilancio e Resilienza del Mezzogiorno e Aree Interne

Proposta M24A-ET Piano di Rilancio e Resilienza del Mezzogiorno e Aree Interne

C’è una parte dell’Italia – il Mezzogiorno e le Aree Interne – in notevole ritardo di sviluppo rispetto ai paesi più avanzati d’Europa e alla parte centro-settentrionale. Tale ritardo è colpevole in quanto causato da politiche sperequative che, non solo non hanno redistribuito i fondi per gli investimenti secondo principi di solidarietà e di giustizia sociale su tutto il territorio dello stato, ma che addirittura, in alcuni casi, hanno sottratto, mediante stratagemmi contabili come le variabili “dummy” , con la mancata individuazione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni e la non corretta applicazione della L. 42/2009, risorse preziose per lo sviluppo dei territori e la giustizia sociale nei confronti dei cittadini meridionali e delle aree interne.

La pandemia da Covid 19 ha acuito lo stato di sofferenza di tutta l’economia italiana. La stessa parte settentrionale non riesce più ad agganciare i ritmi di crescita degli altri paesi europei. I miliardi dispersi nel tentativo di sostenere l’economia della “locomotiva” del nostro Paese sono miseramente falliti, con il risultato di una stagnazione economica complessiva. Semplicemente non si vuole capire che se non si rafforza tutto il tessuto produttivo e sociale del paese, non potrà esservi la tanto attesa ripresa.

Le esportazioni di beni di lusso, di fascia alta, che continuano ad ottenere dei buoni risultati, non saranno mai sufficienti a sostenere la crescita del PIL complessivo del nostro Paese. Se tutta l’economia italiana sta soffrendo a causa della vicenda pandemica, il Mezzogiorno e le aree interne saranno la parte del Paese che subirà i maggiori danni – come già molte proiezioni macroeconomiche hanno evidenziato senza ombra di dubbio. Ciò render ancor più ampio il divario interno e verso il resto della UE27. La stessa possibilità di ripresa del solo nord non potrà essere tale da far tornare il paese ai livelli precrisi.

L’Unione Europea, con lungimiranza ed una diversa visione rispetto al passato, ha posto a base della distribuzione delle risorse del Next Generation EU tre criteri dei quali due hanno spinto verso l’alto le “quotazioni” italiane fino a 209 miliardi di euro. Questi soldi dovranno essere ripartiti tra i territori italiani seguendo gli stessi criteri usati dalla Commissione.

Questa è l’occasione per ricucire le lacerazioni ed il divario allargatosi tra due parti dello stesso Paese. Questa ricucitura, peraltro, consentirebbe a tutta l’Italia di rimettersi in carreggiata sul percorso di crescita degli stati dell’Unione Europea.
Oltre alla quantità delle risorse, l’Europa ha posto dei paletti molto chiari per quanto riguarda gli interventi di assoluta priorità: promozione della coesione economica, sociale e territoriale; rafforzamento della resilienza economica e sociale preesisente e successiva alla pandemia; mitigazione dell’impatto economico e sociale della crisi; supporto alla transizione digitale e verde.

La disamina che il M24A ET propone, individua puntualmente le criticità presenti sul territorio nazionale e nei vari settori della macchina statale, con particolare riferimento alle aree in ritardo di sviluppo, individuando delle soluzioni dettagliatamente descritte e che rispondono prioritariamente a quanto sopra evidenziato dalle indicazioni dell’Unione Europea.

A partire dall’efficientamento della Pubblica Amministrazione dove si prevedono interventi per la totale digitalizzazione ma anche della correlata semplificazione che

richiede innanzitutto: l’abbandono di qualsiasi pratica che ne renda l’utilizzo, di fatto, impossibile per il comune cittadino (compresa l’eliminazione del famigerato “burocratese” a favore di un linguaggio chiaro e di immediata comprensibilità); la responsabilizzazione dei dirigenti la cui remunerazione dovrà essere maggiormante collegata a criteri meritocratici e la sollecitazione del “turn over” che consenta di sostituire gradatamente il personale della P.A. con forze fresche e preparate ad affrontare le nuove sfide digitali e dell’indispensabile innovazione anche procedurale; l’identità digitale unica per consentire a cittadini ed imprese un accesso semplice al portale e ai servizi della P.A.; i sistemi di interfaccia digitale per il rapido disbrigo delle pratiche della P.A. che consentano l’immediato accesso ad un database centrale con banche dati condivise.

La digitalizzazione è indispensabile anche per consentire il potenziamento delle università, in particolare quelle del Mezzogiorno, svantaggiate dagli attuali criteri di ripartizione del Fondo di Finanziamento Ordinario, e l’interconnessione tra centri di ricerca e tessuto economico territoriale. È necessario sostenere la nascita di un polo universitario nel meridione d’Italia (una rete tra queste università) che sarebbe ad esempio di supporto alle PMI anche e, soprattutto, nello sviluppo e applicazione di nuove fonti energetiche su vasta scala (oltre all’eolica e a quella solare, particolarmente importante è lo sviluppo dell’energia derivante dall’idrogeno). Gli esempi virtuosi, già presenti, vanno ulteriormente incentivati e perpetuati in tutti gli Atenei attualmente penalizzati dalla ripartizione delle risorse.
A questo proposito sarebbe opportuno incentivare lo sviluppo di istituti bancari e assicurativi con sede sul territorio del Mezzogiorno ed in simbiosi con lo stesso. In particolare, tali istituti concorrerebbero al finanziamento di progetti di ricerca sul territorio meridionale come oggi avviene, con evidente sperequazione, altrove.
Per il riequilibrio, nella fase di transizione, sarebbe, inoltre, opportuno che le banche situate al nord, con le relative fondazioni, dedicassero la percentuale della raccolta fondi derivanti dalla clientela meridionale ai progetti di ricerca localizzati nel Mezzogiorno.
Lo stato, laddove i finanziamenti delle banche non fossero sufficienti, deve riequilibrare la parte residua con finanziamenti pubblici che garantiscano l’equità degli investimenti nel settore dell’innovazione e della ricerca anche nel Sud e Isole.

Uno dei punti cardine della strategia dell’Unione Europea è, oltre alla coesione sociale, anche quella territoriale. Il gap infrastrutturale tra nord e sud costituisce uno dei fattori di penalizzazione del territorio meridionale e dell’economia di tutto il paese. È interesse dell’Italia e dell’Europa tutta, la rimozione di questo stato di cose. Interventi sulle reti ferroviare e stradali, nonchè investimenti nel settore dell‘Alta Velocità sono inderogabili. Tali interventi devono avere le stesse caratteristiche tecniche e di servizi già realizzati nel resto del Paese, sia per il completamento del corridoio Scandinavo – Mediterraneo, che per quello Baltico – Adriatico con estensione fino alla Puglia. Lo sviluppo delle aree portuali e della logistica del Mezzogiorno, con l’allacciamento dell’intera area meridionale al complessivo sistema portuale e logistico italiano attraverso i due citati corridoi e le relative interconnessioni multimodali, non solo consentirebbero la presenza strategica dell’Europa e dell’Italia nel Mediterraneo (punto nevralgico del trasporto merci mondiale), ma favorirebbero anche la velocizzazione dei trasporti, rispetto alla

situazione attuale, con risparmio di tempo ed energie e con un sensibile vantaggio a favore dell’ambiente. Molte delle opere necessarie sono approvate, cantierabili e finanziate, ma non si comprendono le ragioni per le quali continuino a restare ferme. Uno dei punti cardine di una simile strategia d’investimenti, è la realizzazione del collegamento stabile sullo Stretto, senza il quale, gli investimenti fatti e quelli da completare non integrerebbero efficacemente il corridoio Scandinavo- Mediterraneo. L’opportunità di formalizzare l’estensione e il completamento, fino in Puglia, del corridoio Baltico-Adriatico con caratteristiche AV/AC è data dalla possibilità di rivedere la rete Core della TEN-T entro la prossima primavera, come previsto e consentito dalla stesse istituzioni europee competenti.
Infine, la logistica risulterebbe fortemente rafforzata con lo sviluppo complessivo della portualità meridionale, integrando quest’ultima con la restante portualità italiana ai fini di una maggiore competitività generale del sistema logistico italiano (per merci e per passeggeri). Ciò sarebbe possibile partendo da Taranto, Gioia Tauro, Augusta, Salerno e gli altri porti meridionali, attraverso processi di digitalizzazione delle attività e dei controlli (sanitari, security e safety) e utilizzando al meglio gli spazi presenti negli ampi retroporti - attraverso la maggiore velocità dei tempi di lavorazione e trasferimento grazie alla piena integrazione alla rete TEN – T nella sua realizzazone integrale.
 Nel settore dei trasporti locali, la trasformazione, in senso ecologico e digitale, prevede il superamento della frammentazione gestionale delle reti consentendo l’utilizzo delle reti ferroviarie già esistenti in un sistema intermodale con possibilità di sviluppo anche delle linee di trasporto in superficie e/o interrate. Queste, a loro volta, unendosi in hub intermodali, devono poter utilizzare efficientemente anche i collegamenti da e per gli aereoporti con il conseguente vantaggio di una maggiore accessibilità e connettività territoriale utile, ad esempio, per lo sviluppo del turismo. L’uso di energie alternative e l’efficienza del trasporto locale, favorirebbero la riduzione del traffico su strada maggiormente inquinante e insicuro, migliorerebbero i tempi di percorrenza, nelle relazioni casa-lavoro e casa-studio, e agevolerebbero gli spostamenti per turisti e cittadini in genere, supportando al meglio lo sviluppo territoriale, in un’ottica di maggiore sostenibilità ambientale ed economica. Tale visione sistemica è stata rivista per i cosiddetti Distretti Urbani Intelligenti, basati sulla rete di interconnessione tra le città medie e le loro aree periferiche e/o interne, per contrastare lo spopolamento e migliorare la qualità della vita.

A tal riguardo data la rilevanza sul territorio meridionale delle città di medie dimensioni, sarebbe necessario concentrarsi sulla ripresa del Progetto Sviluppo Integrato Sistemi Territoriali Multi Azione “S.I.S.Te.M.A.” del MIT che, attualmente, pare essere stato abbandonato. Questo progetto prevede la “valorizzazione dei sistemi territoriali e urbani di secondo livello, incrementandone la capacità attrattiva attraverso l’aumento della competitività complessiva e la maggiore coesione territoriale delle città medie con reti rafforzate e connessioni territoriali con le aree periferiche e/o interne di competenza”. Ed è a questo proposito che si propone la creazione di distretti urbani policentrici che mettano in relazione i comuni limitrofi del territorio, ponendo in associazione i servizi pubblici e le vocazioni territoriali e allocando in rete persone, infrastrutture, logistica e ambiente.

MOVIMENTO 24 AGOSTO – EQUITÀ TERRITORIALE

Un simile sviluppo andrebbe di pari passo con l’innalzamento della vivibilità del tessuto urbano, in termini di efficientamento energetico, di mobilità sostenibile, di decongestionamento del traffico e di riqualificazione delle periferie. Conseguentemente, grazie alla rigenerazione delle città, particolarmente quelle portuali del Mezzogiorno, si favorirebbe, più in generale, il miglioramento delle condizioni di vivibilità contrastando, come già detto, lo spopolamento anche delle aree interne.
Tutto questo vale, altresì, in riferimento alla salvaguardia e conservazione dell’immenso patrimonio paesaggistico, architettonico e culturale del territorio.
Un tale miglioramento generale della vivibilità del territorio, inoltre, agevolerebbe l’attuale fenomeno del southworking, e cioè il ritorno di molti giovani nei loro territori di origine (prevalentemente meridionali).
Una simile tendenza, oltre a decongestionare le aree urbane, con benefici sicuri anche per l’impatto ambientale, favorirebbe la rivitalizzazione del Mezzogiorno e delle aree interne del Paese, al momento condannate alla desertificazione umana e, conseguentemente, economica. La presenza su questi territori di giovani preparati stimolerebbe lo scambio di idee e potrebbe fungere da motore di iniziative e nuova imprenditorialità giovanile di cui le suddette aree hanno urgente bisogno.

Per il passaggio ad un economia che rispetti l’ambiente, è innanzitutto necessario provvedere ad eliminare gli squilibri creati nel passato e guardare al futuro per individuare nuove forme di sviluppo economico eco-compatibile innanzitutto partendo da un piano di decarbonizzazione degli impianti industriali del Mezzogiorno.
Il concetto chiave, da più parti invocato, è quello dell’economia circolare.
A tal riguardo fondamentale sarà la chiusura positiva del ciclo dei rifiuti con la necessità di aumentare, in modo rilevante e rapido, la raccolta differenziata, per giungere al più presto alla completa attuazione della strategia rifiuti ”Zero”.

Per proseguire in tale visione bisogna intensificare la bonifica dei territori e dei siti contaminati da attività industriali dismesse o compromessi da una gestione poco attenta, se non addirittura criminale dei rifiuti. In questa visione strategica, quindi, sarà indispensabile intervenire sulla gestione di uno dei beni più preziosi: l’acqua. Bisognerà porre grande attenzione al sistema idrico integrato, limitare il depauperamento delle falde acquifere sotterranee, ridurre le perdite degli acquedotti, completare e potenziare i sistemi di depurazione.
Queste ultime sono attività indispensabili per evitare che il problema di carenza di acqua si cronicizzi. Bisognerà dedicare la necessaria attenzione alla gestione degli ambiti territoriali.
Gli aspetti energetici e le correlate emissioni di CO2 assumono un’importanza cruciale per l’equilibrio climatico del pianeta. Sarà necessario continuare ad investire nell’efficientamento energetico, riducendo la necessità di produrre energia ed aumentando i posti di lavoro nei settori dei componenti per l’edilizia, per gli impianti, ma anche nel settore della tecnica e della manutenzione.

Lo sviluppo della filiera corta è un altro fattore avente ricadute importanti sull’implementazione dell’economia circolare. La produzione della canapa offre un ottimo esempio in questa direzione, in quanto, dalla sua lavorazione, si possono produrre materiali utilizzabili in bioedilizia. Materiali che, per la loro stessa natura, non presentano criticità per la salute e per l’ambiente.

Infine, ma non da ultimo, i sistemi di accumulo elettrico dovranno essere affiancati dall’idrogeno. Il Sud Italia rappresenta il territorio ideale per sviluppare una nuova economia basata sull’idrogeno. Potenziare la ricerca e facilitare la creazione di distretti per la produzione e manutenzione di apparecchiature necessarie per la nascente economia all’idrogeno è il miglior modo per creare un’industria resiliente e proiettata al futuro.

Per il settore agroalimentare l’Unione Europea ha previsto un cambio di passo rispetto al passato. Si ritiene indispensabile una maggiore sostenibilità dei sistemi alimentari e si individuano, a tale riguardo, delle strategie puntuali.

L’Unione Europea lancia la strategia del ‘’Farm to Fork’’ come parte integrante dell’intero programma di European Green Deal. La stessa Presidente von der Leyen, in merito alle strategie connesse all‘altra visione strategica, “Biodiversità 2030“, afferma: “Rendere la natura di nuovo sana è fondamentale per il nostro benessere fisico e mentale ed è un alleato nella lotta contro i cambiamenti climatici e le epidemie. È al centro della nostra strategia di crescita, il Green Deal europeo, e fa parte di una ripresa europea che restituisce al pianeta più di quanto ne toglie.”
In particolare, per quanto riguarda l’Italia, date le sue specificità, vanno prese in considerazione situazioni quali quelle legate, per esempio, alla produzione del grano.
L’unica Commissione Unica Nazionale, che riguarda una produzione tipica del Mezzogiorno, non è stata realizzata, a differenza delle altre 7 CUN, tutte al nord, che sono in grado di garantire alle rappresentanze componenti tali istituite CUN effetti più che positivi. Le conseguenze negative per la mancata istituzione della CUN del grano si riflettono su due piani: quello della redditività per i produttori e quella della sicurezza alimentare per i consumatori.
Vi è un’enorme sproporzione nella redditività - tra produzione, lavorazione e commercializzazione dei prodotti agricoli in genere - a danno del produttore e, per quanto riguarda la sicurezza alimentare, si registra spesso l’inadeguatezza e, a volte, la mancanza di controlli sui prodotti agroalimentari provenienti dall’estero, in quanto non è consentito, stante l’attuale modello, di garantire al meglio la sicurezza per il consumatore finale.
L’EFSA è l’Agenzia sulla sicurezza alimentare finanziata dall’Unione Europea, ma che agisce in modo indipendente dalle altre istituzioni europee e dagli stati membri. Sono gli stati membri che devono provvedere all’istituzione delle agenzie territoriali dell’EFSA. Sul nuovo sito dell’Agenzia si legge #EUandMyFood: “Il cibo è essenziale per la vita. La consulenza scientifica dell'EFSA contribuisce a proteggere i consumatori, gli animali e l'ambiente dai rischi legati agli alimenti”.

Tale sito è entrato in funzione all’inizio del 2019 per la diffusione di notizie con tre sezioni principali: la prima dedicata al cibo, la seconda al benessere (compreso quello degli animali da reddito) e la terza all’ambiente. Il sito rappresenta lo sforzo dell’EFSA di essere più vicina al cittadino europeo e di fare chiarezza su argomenti di grande interesse e a rischio di fake news.

La fonte di riferimento utilizzata dall’EFSA per rilanciare le notizie sull’Italia è il sito del ministero della Salute che è il riferimento per il nostro Paese. Lo stato Italiano non ha, ad oggi, creato la propria agenzia nazionale per la sicurezza alimentare; infatti, tali controlli restano in capo al Ministero per la Salute.

Tale scelta è diversa rispetto a ciò che è stato realizzato in altri Paesi e, in particolare, si rileva non allineata al principio di indipendenza caratterizzante l’EFSA rispetto alle altre istituzioni europee. Ciò appare ancor più evidente in base alla dichiarazione d’impegno, in particolare d’indipendenza, che devono effettuare i membri del Foro Consultivo dell’EFSA e in relazione anche alle nuove sfide lanciate dalle diverse strategie europee citate.
Inoltre, negli accordi commerciali internazionali, tra i prodotti italiani con indicazione geografica, quelli meridionali sono fortemente sottorappresentati. Per eliminare tale divario, incomprensibile, è necessario garantire maggiore equità per la promozione e la tutela delle produzioni meridionali negli accordi commerciali e nel Made in Italy.

E' necessario un Piano straordinario di rafforzamento della Sanità al Sud che possa assicurare, quantitativamente e qualitativamente, gli stessi Livelli Essenziali di Assistenza, costituzionalmente garantiti, e di cui già gode il Nord. Ci ritroviamo con un sistema sanitario a due velocità che mette a rischio la perdita di coesione sociale perché le Regioni del Sud non riescono ad assicurare, anche a causa delle minori coperture finanziarie erogate, il medesimo livello di prestazioni sanitarie offerto al Nord.

A tal proposito alcuni indicatori sono allarmanti: il tasso di mortalità ogni 10.000 abitanti è elevato in Campania essendo di 121,6 per gli uomini e 81,8 per le donne; seguono Sicilia e Calabria mentre è notevolmente più basso in Toscana (101,1 uomini e 66,7 donne), a sua volta seguita da Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto.
Gli investimenti europei sono l’ opportunità di rendere i sistemi sanitari regionali omogenei su tutto il territorio nazionale per garantire equità di accesso a beni e servizi.

Lo sviluppo di tecnologie innovative, anche nelle regioni del sud, nell’ambito delle cure sanitarie, quali nuovi medicinali, dispositivi, strumenti diagnostici, procedure chirurgiche etc. porterebbe notevoli benefici per i pazienti, migliorando l’efficacia, la sicurezza, l’efficienza e la qualità delle cure ed evitando i cd. viaggi della speranza.

Lo sviluppo di una efficace infrastruttura di Information Communication Techonology (ICT) nel mondo sanitario, potrebbe migliorare e rendere più rapide ed efficaci le cure prestate ai pazienti.
La creazione di un fascicolo sanitario elettronico, da parte del Servizio Sanitario Nazionale, consentirebbe di raccogliere tutte le informazioni e la vita clinica dei pazienti, con ricadute utili per le cure, la possibilità di fare automaticamente anamnesi familiari e di utilizzare anonimamente i dati per la ricerca scientifica. Date le disparità anche nei finanziamenti forniti alla sanità nelle diverse aree del paese, è necessario essere certi che eventuali risorse profuse per la digitalizzazione del sistema sanitario siano ripartite in maniera equa sul territorio nazionale.
Le disparità di investimento hanno provocato nel Mezzogiorno una carenza di strutture sanitarie estremamente grave. Ripensare una sanità del territorio, mediante l’armonica distribuzione tra presidi ospedalieri, ospedali di comunità, presidi di primo soccorso e assistenza domiciliare, è fondamentale se si vuole garantire la coesione sociale attraverso la fornitura dei servizi sanitari necessari alle esigenze della popolazione.

Quanto precedentemente indicato per l’innovazione e la ricerca in generale, va detto anche per la ricerca nel settore sanitario: è necessaria l’incentivazione, attraverso finanziamenti, di progetti di ricerca per lo studio e la messa a punto di nuovi farmaci, ma anche di presidi sanitari, con particolare attenzione allo sviluppo di nuove tecnologie.
Si sottolinea l’urgenza della maggiore importanza e operatività da attribuire alla medicina territoriale e il ritorno spedito ad una regia nazionale anche grazie alla digitalizzazione.

Sul piano dello sviluppo di strategie che consentano il miglioramento della vicinanza temporale tra il processo educativo e l’ingresso nel mondo del lavoro, è necessario riformare i programmi scolastici, prevedendo, particolarmente per gli istituti tecnici e professionali, l’inserimento di materie, quali: sicurezza sul lavoro, competenze digitali, conoscenze del funzionamento del mercato del lavoro, rafforzando l’alternanza scuola lavoro e la maggiore integrazione con il sistema produttivo locale.
Inoltre, per contrastare l’avanzamento del fenomeno dell’abbandono scolastico, si ritiene indispensabile estendere il tempo pieno anche alle scuole meridionali, particolarmente a quelle su citate.
La stessa Unione europea osserva con preoccupazione la connessione del fenomeno dell’abbandono scolastico con quello del reclutamento di giovani leve da parte delle organizzazioni criminali. Anche la Dia, in alcune sue recenti relazioni al Parlamento, ha rilevato l’incidenza di tale fenomeno, particolarmente in riferimento al rapporto tra crisi evconomica, questione meridionale e determinate regioni del Mezzogiorno (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia).
Oltre a garantire il tempo pieno, sarebbe necessario, per le regioni del mezzogiorno, vedere finalmente rispettati i LEP e garantiti paritetici livelli di prestazioni come ad esempio per gli asili nido per le madri lavoratrici che, al sud, vengono ulteriormente penalizzate dall’impossibilità di conciliare famiglia e lavoro, i trasporti, servizi sociali, ecc. Inoltre, in un paese, in cui, finalmente le condizioni di vita e di sviluppo divenissero uguali per tutti i cittadini e su tutto il territorio, si potrebbe poi guardare al futuro, come già molti fanno, nell’ambito dell’orgnizzazione del lavoro.
Una riforma del settore vedrà la diminuzione dell’orario di lavoro a parità di produttività e redditività dello stesso. È una proposta di riforma, a cui alcuni paesi stanno già pensando, sulla scia di importanti studi di settore che ne confermerebbero la validità.
L’utilizzo, infine, di strumenti come il reddito di cittadinanza, andrebbe ricalibrato e reso “inattaccabile” da una strutturazione che tenga conto delle necessità reali delle persone, impedendo la facile deriva verso il lavoro in nero.
Il Mezzogiorno e le aree interne del Paese non possono più aspettare. L’Italia tutta non può permettersi di sacrificare il suo futuro e quello dei suoi cittadini, tutti, sull’altare dell’egoismo fine a se stesso di alcune onnivore aree del nostro Paese, proponendoci ossessivamente il mantra della ‘’locomotiva” che, dai risultati consolidati degli ultimi tre lustri, risulta di fatto ferma!
Poiché la pandemia ha messo a dura prova anche le economie più solide del centro e nord Europa, non è immaginabile una ripartenza dell’Europa senza la stabilizzazione economica di tutte le economie europee, di cui quella italiana costituisce un tassello importante.

Non ci potrà essere una ripresa del nostro Paese senza curarsi di rafforzare l’anello debole della nostra economia: il Mezzogiorno e le aree interne d’Italia. Tale vasta macroarea italiana ed europea, in ritardo di sviluppo e con un gap infrastrutturale che rallenta e rende difficoltosissimo qualsiasi sforzo imprenditoriale, costituisce il punto di partenza imprescindibile per rilanciare l’economia di tutta la nazione.
Il programma della proposta del M24A- ET contiene una completa e dettagliata esposizione degli interventi che contemplano, oltre all’esecuzione prioritaria di tutte le opere previste dal precedente ciclo di programmazione, anche quella delle altre opere indispensabili da finanziare con il Recovery Fund, come, ad esempio nel settore dei Trasporti, i completamenti dei Corridoi Scandinavo-Mediterraneo e Baltico-Adriatico, il collegamento stabile sullo Stretto, il rilancio della rete di trasporto, della portualità e logistica meridionale.
L’italia tutta può ripartire, deve solo avere il coraggio di farlo partendo dal Mezzogiorno, (come viene affermato da altri Enti/ Istituzioni e Associazioni italiane ed estere). Il Sud e le Isole, valutati come macroregione, nel 2019, hanno registrato un reddito procapite medio di 17 mila euro rispetto ai 33 mila euro del Centro-Nord, con un tasso di disoccupazione di oltre 17% rispetto al 7,6% del Centro-Nord. Un triste primato per il nostro Paese, destinato a peggiorare, a seguito della pandemia, e che ha determinato, in riferimento alle condizioni socio-economiche del Mezzogiorno, uno stanziamento superiore ad un quarto dell’intero montante complessivo della quota del Recovery Fund spettante all’Italia. Quindi, se le risorse del Recovery Fund assegnate all’Italia sono ben maggiori rispetto al solo criterio della popolazione (più del doppio), lo si deve assolutamente, purtroppo, alle svantaggiate condizioni sociali ed economiche del Mezzogiorno. Gli investimenti che verranno effettuati nel Sud, Isole e aree interne, grazie all’interdipendenza economica presente nel nostro Paese, produrranno effetti positivi diffusi anche nel resto dell‘Italia (già in possesso di parametri socio-economici in linea, ed in alcuni casi superiori, alla media europea). Questa chiara equazione di giustizia sociale ed economica, prevista dalla volontà politica confluita nell’accordo raggiunto la scorsa estate a Bruxelles, dall’Unione Europea e dagli Stati membri, Italia compresa, non risulta essere tale per l’attuale Governo della Repubblica Italiana (non si rileva dalla bozza CDM del PNRR del 06 dicembre scorso, dalle cifre lette e da alcuni ipotizzati interventi previsti). Rispetto all’accordo sottoscritto a livello europeo, per il Mezzogiorno, si individua (nella bozza CDM PNRR) il 34% delle risorse assegnate all’Italia. Il 34%, però, corrisponde al solo parametro della popolazione e non alla parte integrativa derivante dagli altri due parametri: il Governo italiano, quindi, non rispetta i criteri di ripartizione adottati. Oltre a questa discrasia, con riferimento all’accordo sottoscritto in Europa, vi è anche la palese difformità rispetto ad altre norme e relazioni, quali quelle parlamentari approvate lo scorso mese di ottobre, sia dalla Camera dei Deputati che dal Senato della Repubblica (relative all’accordo europeo stesso), nonché al principio di equità sostanziale previsto dall’art. 3, comma 2 della Costituzione italiana.

Prof.ssa Assunta Pavone Dott. Pasquale Cataneo

Il Movimento 24 Agosto per l’Equità Territoriale conferma la propria disponibilità ad un confronto in merito alla proposta eleborata con i Rappresentanti Istituzionali del Governo, del Parlamento e dei Consessi regionali, nonchè degli EE.LL. e delle Parti sociali. Napoli, 30 dicembre 2020.

Il Presidente M24A-ET
Giuseppe Aprile

ALLEGATI:

Michele Dipace

Michele Di Pace

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