QUALE STORIA?

QUALE STORIA?

QUALE STORIA?

di Liliana Isabella Stea*
Dopo l’intensificarsi di spiacevoli episodi giornalistici e televisivi, si impone una domanda: ”Dove e come si sono formati questi pseudo-italiani sempre impegnati a lanciare insulti da una parte e a subirli dall’altra?” L’unico elemento che li accomuna tutti nella loro formazione è la scuola, dove usano più o meno gli stessi libri di testo in cui è scritta la loro comune storia che credono condivisa e da cui dovrebbero ricavare una altrettanto comune e condivisa identità come accade ad altri popoli, tipo francesi e inglesi. La Storia che costoro leggono nei loro libri di scuola li informa di quanto è accaduto nella loro Nazione prima che loro nascessero, ed ognuno sviluppa una identità nazionale uguale per tutti. Nei nostri libri di Storia invece ogni bambino sviluppa una identità diversa a seconda della latitudine, nord o sud, anche se l’impostazione del testo è uguale per tutti. E non mi sto contraddicendo. Sto cercando di mettere in evidenza che, se trasmetto a tutti bambini della Nazione che i loro antenati erano ricchi, bravi e buoni al Nord e poveri, ignoranti, cattivi al Sud, quei futuri cittadini non potranno sviluppare una identità comune e uguale per tutti come i francesi o gli inglesi, ma ne svilupperanno un ‘derivato’ bivalente e purtroppo condiviso. Ossia, siamo tutti italiani, condividiamo questa identità e appartenenza, ma condividiamo anche la convinzione che quelli del nord sono… e quelli del sud sono… come detto prima. Poiché me l’hanno detto gli adulti, di cui mi fido, e l’insegnante, che le cose le sa e mi fido anche di lui, mi convinco, a qualunque regione io appartenga, che i settentrionali sono migliori dei meridionali, e questa diventa una convinzione condivisa. Quindi, se il settentrionale sarà sprezzante nei confronti del meridionale, quest’ultimo non si ribellerà perché è convinto (così gli è stato insegnato da adulti autorevoli) che colui ne abbia tutte le ragioni essendo lui, meridionale, ‘da sempre’ meno rispetto a quell’altro. Entrambi pensano che il settentrionale sia ‘migliore’ del meridionale e che al migliore spetti il meglio di tutto, così come al ‘peggiore’ tocchi il peggio di tutto. In dieci anni di scuola dell’obbligo ad ogni futuro cittadino di questa nazione viene ripetuto questo concetto in ogni modo, e volete che non se ne convinca? Così come le donne si convincono di essere ‘meno’ degli uomini, così i meridionali si convincono di essere ‘meno’ dei settentrionali, e viceversa uomini e settentrionali si convincono di essere ‘più’ di donne e meridionali. La fonte da cui arriva questo ‘insegnamento’ è autorevole, è uniforme; su tutto il territorio nazionale si racconta la stessa Storia, senza contraddittorio, e chi osa raccontare una Storia diversa, benché documentata, viene insultato e deriso, emarginato.
Come avevano ben compreso i pedagoghi che nel ‘700 hanno codificato queste norme educative, se fate qualcosa a un bambino molto piccolo, per esempio un condizionamento mentale come quello descritto, l’insegnamento che volete dargli si radicherà profondamente, e dopo, da adulto, non vorrà credere a chi gli mette in dubbio quelle che lui crede ‘verità’. Soprattutto il settentrionale convito di essere ‘il migliore’, ma anche paradossalmente il meridionale, condannato ad essere ‘meno’ perché, come ho scritto nel mio libro “Perdonate, signore, questa è la mia Patria (Perché siamo come siamo)” a pagina 58-59 “Ogni popolo dipende, per la soddisfazione di molti suoi bisogni, dai governi che lo amministrano: scuola, sanità, trasporti, sicurezza, ecc. E al pari di un bambino ha bisogno di pensare che i suoi governanti, paragonabili ai genitori, per la loro funzione e il loro potere, lo amano, agiscono nel suo interesse e per il suo benessere, e come un bambino, è pronto a prendere su di sé la colpa di ciò che non va. Perfino nel caso in cui sia ben evidente che così non è e che il suo governo, in funzione di genitore, ha le sue responsabilità e le sue mancanze, e una ribellione sarebbe necessaria, allora, come in un bambino che non saprebbe come sopravvivere se andasse via dalla sua casa, poco confortevole e magari anche anaffettiva, ma pur sempre casa, allora subentra la paura ‘di perdere le certezze’, sia pur negative, ma a modo loro rassicuranti.” E il meridionale, per paura dell’ignoto e per soddisfare il bisogno di appartenenza, resta fermo nel suo ruolo di subalterno e di ‘negativo’. Non sa di avere diritto ad una identità rispettabile e si tiene quella che gli hanno cucito addosso. Il famoso ‘meglio di niente’.
Ad una vera identità condivisa senza ‘migliori da sempre’ e ‘peggiori da sempre’ si può arrivare solo cambiando i libri di testo delle scuole di ogni ordine e grado. Senza questa battaglia, perfino i più convinti oppositori di questo iniquo sistema saranno in difficoltà con i propri figli e nipoti, che, formati diversamente dalla maggioranza, rischiano di essere dei ‘diversi’, termine che in questa società è sinonimo di emarginazione.
Come si fa una battaglia per cambiare la stesura dei libri di testo scolastici? Io non lo so, ma tra voi ci sono sicuramente persone che possono indicare la strada da percorrere, parliamone! Volere è potere, e insieme si può. Proviamoci. La posta è alta e vale la pena battersi. Grazie.

*membro fondatore M24A-ET

(Commissione Equità di genere)

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

Related Articles

Leave a Reply

Close
Close

Please enter your username or email address. You will receive a link to create a new password via email.

Close

Close