QUELLO CHE IL SUD CHIEDE DA VENT'ANNI.

QUELLO CHE IL SUD CHIEDE DA VENT'ANNI.

QUELLO CHE IL SUD CHIEDE DA VENT’ANNI.

 

Martedì e Marcoledì la ministra Carfagna e il premier Draghi saranno in videoconferenza con dieci personalità di rilievo del mondo della cultura, dell'imprenditoria, dell'università e dell'economia meridionale. Motivo? Farsi ripetere le impellenze del Mezzogiorno affinché i fondi del Recovery Fund non siano sprecati. Noi speriamo, invece, che il tempo non vada sprecato dato che le problematiche che affliggono il Sud sono ben note da vent'anni così come noti sono i personaggi che le hanno aggravate nello stesso periodo. Il Mattino di oggi riporta una breve sintesi dei punti fermi dai quali ripartire partendo da Viesti, passando per Giannola e finendo a Lepore che vi riproponiamo di seguito. Staremo poi a vedere se si tratterà dell'ennesima propaganda di governo, o dell'inizio di un serio processo di ripartenza.
 
VIESTI: I LEP
Linea per linea, obiettivo per obiettivo, con i risultati attesi per ognuno dei progetti che verranno messi in campo e il cui completamento è previsto per la fine del 2026. Ecco la priorità che deve avere il Pnrr per garantire al Mezzogiorno la necessaria centralità. Non basta allocare risorse per dire che le cose poi si faranno, bisogna indicare dove, come e in quanto tempo si spenderanno, come abbiamo chiesto nel documento firmato da molti amici e colleghi. Tra le riforme credo che sia necessario inserire quella dei Lep, perché i Livelli essenziali delle prestazioni sono decisivi per ristabilire l'effettiva uguaglianza tra tutti i cittadini del Paese.
 
BORGOMEO: IL SOCIALE
Resto convinto che la priorità assoluta deve essere quella degli investimenti nel sociale: educazione, servizi alla persona, rigenerazione dei quartieri periferici. Ridurre i divari civili, invertire il trend che negli ultimi anni ha accentuato le diseguaglianze è un doveroso impegno di giustizia sociale, ma anche una premessa per costruire solidi percorsi di sviluppo economico. Per decenni abbiamo impostato le politiche per il Sud nella convinzione che una forte crescita economica avrebbe generato le risorse da destinare al sociale. I risultati sono stati deludenti. Il sociale prima dell'economico: è questo il percorso di uno sviluppo duraturo.
 
PALIOTTO: IL TURISMO
Puntare sul turismo al Sud è un'esigenza di assoluta importanza. Perché questo settore, una volta che si sarà garantita la vaccinazione completa del Paese, potrà assorbire alla ripresa anche i tanti lavoratori del commercio odi altri comparti che la pandemia ha di fatto espulso dal lavoro e che opportunamente riconvertiti possono ripartire. Penso altresì che sia necessario un salto di qualità tecnologico per il cosiddetto South working: garantire cioè condizioni di lavoro adeguato e moderno ai tanti giovani meridionali costretti a lasciare la loro terra in cerca di un'occupazione legata ai loro meriti e alle loro competenze.
 
GIANNOLA: LE ZES
Mi auguro in premessa che il governo indichi il percorso su cui vorrà procedere senza contrattare con le Regioni: non per escluderle ma per ribadire che si tratta di una visione nazionale nella quale la Conferenza Stato-Regioni non c'entra nulla. Altra premessa: non confondere i Fondi strutturali con quelli del Next generation Eu, le loro finalità devono restare divise. Resto dell'idea che la prima spinta per il Sud siano le Zes perché logistica, vie del mare e porti sono una garanzia di sviluppo e di connessione del Mezzogiorno con il Nord e l'Europa in virtù delle loro ricadute su tantissimi settori economici, dalla transizione green a quella digitale. I 190 miliardi disponibili bastano e avanzano per fare questi investimenti.
 
LORITO: GLI STUDENTI
L'attrazione degli studenti è decisiva. Alla Federico II in quest'anno accademico abbiamo ulteriormente incrementato le iscrizioni di 1.300 unità a conferma della qualità della nostra offerta formativa. Ora però bisogna garantire servizi e strutture sempre più adeguati: noi presenteremo tra poco un piano biennale per rafforzare l'internazionalizzazione dell'ateneo in chiave mediterranea ma con la certezza che occorreranno nuove e importanti risorse per realizzarlo. Il successo del modello di San Giovanni a Teduccio dimostra che i fondi ben spesi producono risultati di enorme impatto: la strada è tracciata, bisogna insistere su di essa.
 
GRASSI: IL MARE
Al Sud serve una strategia-Paese. E questo vuol dire far parte a pieno titolo del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Con valori aggiunti in chiave meridionale che possono fare la differenza e ridurre il divario: penso al capitale umano, all'economia del mare che si porta dietro una logistica integrata anche sul piano tecnologico e le infrastrutture di collegamento di cui c'è un gran bisogno. Ma penso anche agli ecosistemi dell'innovazione che sulla scia di quanto si è fatto a San Giovanni a Teduccio possono garantire ad altre città del Sud la sinergia tra ricerca, imprese e risorse nazionali ed europee.
 
PESCAPÈ: L'INNOVAZIONE
Io vedo il Pnrr come l'opportunità forse più importante degli ultimi anni, probabilmente l'ultima, per raggiungere quello che deve essere il vero obiettivo: non la rivendicazione del Sud, bensì la coesione - quella vera - del Paese. Ed è guardando al Sud, da un lato al basso livello medio di digitalizzazione ed innovazione di pubblica amministrazione e aziende, e dall'altro all'elevata dispersione scolastica che si riflette prima sulla società e poi sull'università, che indirizzerei gli interventi strutturali. Andrei poi concretamente sui temi delle scienze della vita, verso la creazione di poli tecnologici e di innovazione internazionali e aperti al Mediterraneo nell'ambito della digitalizzazione, grandi infrastrutture di ricerca e progetti di innovazione sociale partendo ad esempio da quanto fatto a San Giovanni a Teduccio.
 
SCUDIERI: L'IDROGENO
Il Pnrr non deve limitarsi a distribuire risorse ma cogliere opportunità che anche al Sud possono essere sviluppate. Penso all'idrogeno, ad esempio, la nuova tecnologia energetica che sul piano della salvaguardia ambientale può fare la differenza rispetto a fonti troppo inquinanti. Il Mezzogiorno può sperimentare questa opportunità perché la strada di Industria 4.0 e della digitalizzazione deve diventare fondamentale anche qui. Questo non significa rinunciare a potenzialità di sviluppo come il turismo e i beni culturali ma utilizzarli in modalità più moderne e tecnologiche accrescerebbe la competitività internazionale dell'offerta.
 
GIORDANO: INFRASTRUTTURE
Al Sud devono essere destinati in via prioritaria 50 miliardi del Pnrr ai quali poi andranno aggiunte le risorse calcolate sulla base della riserva del 34%. Non sono numeri a caso. Abbiamo calcolato che i 50 miliardi saranno necessari per recuperare in particolare i ritardi infrastrutturali e sulla sanità che hanno determinato buona parte dell'attuale gap. Le altre risorse contribuiranno a sostenere l'obiettivo della coesione territoriale: se vogliamo che il Sud diventi europeo bisogna mettere in rete le pmi, creare distretti economici attrezzati e attrattivi, organizzare una crescita culturale di alta qualità.
LEPORE: LE DONNE
Il presidente Draghi ha indicato come obiettivi prioritari dell'azione del governo per il Sud il lavoro, specie femminile; l'attrazione degli investimenti, attraverso il credito d'imposta; il rafforzamento delle amministrazioni meridionali, per riuscire a spendere le risorse e a spenderle bene. In questo modo, ha accolto l'esigenza dell'allargamento della base industriale del Mezzogiorno, di un sostanziale incremento della produttività e dell'occupazione. Sul versante delle riforme, si può mutuare dalla storica esperienza della Cassa per il Mezzogiorno quel modello di procedure rapide e concludenti, mentre con il coordinamento e l'integrazione delle svariate strutture che si occupano di coesione e investimenti si può disporre di un'intelaiatura adeguata per la realizzazione del piano, senza la formazione di nuove Agenzie, che richiederebbe troppo tempo.
Antonio Picariello

Antonio Picariello

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