QUESTE DONNE!

QUESTE DONNE!

QUESTE DONNE!

Di Liliana Isabella Stea, commissione equità di genere

Quando ero una giovane dottoressa ancora specializzanda in psichiatria, mi è accaduto di fare una guardia notturna ed essere chiamata dagli infermieri per il ricovero di un uomo molto agitato che, steso sulla barella, gridava “Voglio un dottore! Voglio un dottore! ” e quando sono arrivata accanto a lui e gli ho detto ‘Eccomi, sono il dottore’ lui mi fa “Voglio quello vero!!!”

Per lui ero un dottore per finta, non ero quello che aveva lui nel suo immaginario, nel suo schema mentale. Il dottore vero avrebbe dovuto essere un uomo, e che cappero! Magari alto ed imponente, mentre io, oltre ad essere giovanissima ero anche piccoletta.

Sono passati alcuni decenni da quella notte in psichiatria, e sembra che nulla sia cambiato nella mentalità delle persone, almeno a giudicare da quanto mi è accaduto ieri. Il mio aspetto attuale è logicamente molto diverso da quello di allora; avevo solo 25 anni, di statura media, minuta, per cui sembravo una ragazzina, lontana dagli schemi che quell’uomo aveva in mente. Oggi sono piuttosto arrotondata, capelli bianchi, in nessun modo appariscente, e sconosciuta ai più finché non mi sono messa in pensione ed ho cominciato a scrivere, fino a pubblicare un libro uscito in queste settimane. Mi accade dunque ieri di parlare con un signore conosciuto da poco e che ha letto il mio libro, e che mi domanda, dopo avermi detto che scrivo molto bene, se mi sono fatta aiutare. ‘In che senso?’ gli chiedo, stupita. Mi risponde che lui fa degli errori quando scrive, ha bisogno che poi qualcuno gli corregga il testo… per questo ha immaginato che io mi fossi fatta aiutare a rendere scorrevole e ben scritto il mio libro.  Si sarà reso conto di essere offensivo? Non lo so, ma so che ancora una volta mi sono trovata davanti a una persona che rifiuta le mie capacità, l’ha ammesso lui che il libro è scritto molto bene!, alla pari di altri famosi scrittori che lui conosce (e sa che li conosco anch’io).  Esattamente come quell’ubriaco ricoverato in una notte di cinquant’anni fa che accettava di essere curato solo da un altro uomo come lui, non da una donna e per di più giovane, questo secondo uomo non contempla nel suo immaginario la possibilità che una donna, non più giovane, addirittura in pensione, sconosciuta ai media per avere scritto ora il suo primo libro, possa fare ed essere, non la nonna che sferruzza o fa le torte per i nipotini, ma  una brava scrittrice alla pari di un uomo (avrà voluto dire che me l’ha scritto qualcun altro il mio libro visto che lui, uomo, non ne è capace?) e faccia quindi ciò che lui non sa e non può essere. Vi rendete conto? La Questione Femminile è tutta qui, in una svalutazione aprioristica, tenuta in piedi anche davanti all’evidenza dei fatti: se fai bene una cosa non sei tu che l’hai fatta, ti hanno aiutato, quindi quello che hai fatto vale meno e da qui scaturiscono tutte le conseguenze che noi donne conosciamo bene. Nonostante il perdurare di questa mentalità, noi donne del Movimento 24A-ET non ci rassegniamo e lavoriamo al cambiamento di paradigma mentale, lavoriamo per una vera Equità fra donne e uomini, fattuale e legislativa. Vuoi  unirti a noi?  Se hai voglia anche tu di cambiamento, ti aspettiamo a braccia aperte. Puoi inviare un messaggio mail a questo indirizzo equitadigenere@gmail.com Grazie

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

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