RECOVERY FUND ULTIMA VERSIONE: DAL GOVERNO SUL MEZZOGIORNO IL GIOCO DELLE TRE CARTE

RECOVERY FUND ULTIMA VERSIONE: DAL GOVERNO SUL MEZZOGIORNO IL GIOCO DELLE TRE CARTE

RECOVERY FUND ULTIMA VERSIONE: DAL GOVERNO SUL MEZZOGIORNO IL GIOCO DELLE TRE CARTE

di Pasquale Cataneo*

Nella nuova versione del Recovery Plan predisposta dal Governo, con la dote per le Infrastrutture per una mobilità sostenibile aumentata a 32 miliardi, registriamo le ennesime furbate da parte del governo sia sulla cosiddetta “Alta velocità di rete e manutenzione stradale 4.0” sia sul versante dei porti e della logistica, che sfociano nel classico “gioco delle tre carte” quando si mescolano i fondi del Recovery Fund con quelli strutturali.

Sulla cosiddetta Alta Velocità di Rete (AVR) le modifiche apportate al piano non cambiano la sostanza: è evidente che non si vuole fornire all’intero nostro Paese, quindi al sistema produttivo e ai cittadini ovunque essi si trovino, lo stesso livello di servizio ferroviario ad alta velocità sia per qualità che per quantità. Infatti la AVR oltre a non avere connotazioni tecnologiche di vera Alta Velocità, con analoghi livello di servizio offerto nell’intera rete TEN-T presente in Italia, introduce anche un elemento di sperequazione. In Italia infatti la rete a vera Alta Velocità realizzata fino ad oggi, con una evidente disparità tra Mezzogiorno e resto del Paese, ha visto il finanziamento quasi integrale da parte della fiscalità generale, cioè con il contributo di tutti i cittadini e le imprese italiane.

Oggi, quindi, gli obiettivi essenziali prefissati dall’accordo tra UE e Stati membri a Bruxelles, siglato lo scorso luglio, sembrano essere sospesi. La UE ha posto dei paletti molto chiari, oltre che sulla quantità delle risorse, anche sugli interventi di assoluta priorità e sulla loro destinazione: promozione della coesione economica, sociale e territoriale; rafforzamento della resilienza economica e sociale preesistente e successiva alla pandemia; mitigazione dell’impatto economico e sociale della crisi; supporto alla transizione digitale e verde.

In Italia, anche oggi in piena crisi Covid ed economica, invece di ricucire le distanze e il divario nei servizi e sul terreno socio-economico, si stia andando in direzione opposta, producendo ulteriori divaricazioni tra due parti dello stesso Paese. Ad esempio con una diversificazione dei connotati tecnologici, di operatività ed anche di costo che non sono né utili al rilancio dell’economia e della produzione né equi, considerato che si tratta di un servizio ormai essenziale nella vita della nostra comunità.

Questa tendenza diventa ancor più forte e concreta se si passa all’analisi della componente “Intermodalità e logistica integrata”, dove è chiaro che non c'è alcuna intenzione di accelerare verso un maggior utilizzo della portualità meridionale, che ha infrastrutture portuali e di retroporto già in grado di captare parte dei flussi di trasporto marittimo che passano nel Mediterraneo. Ciò sarebbe fruibile e potrebbe essere potenziato completando il collegamento alla rete di trasporto ferroviario sia per le merci (giungendo alla cosiddetta Alta Capacità) che, come richiamato prima, per i passeggeri (Alta Velocità vera).

Attraverso la resilienza ed il completamento del livello infrastrutturale, in modo omogeneo e senza contrapposizioni, il Paese si doterebbe di una portualità diffusa, da innovare tecnologicamente con la digitalizzazione, sull’intero territorio nazionale partendo dall'utilizzo di infrastrutture già pronte ed adeguate per intercettare i traffici che, attraverso il canale di Suez, ora ci passano davanti al naso. Quello che purtroppo sta accadendo, invece, è che, non utilizzando al meglio i nostri porti meridionali, il Governo si sta facendo superare da altre iniziative fatte per esempio da altri paesi del Maghreb, che guarda caso investono proprio nei porti nel Mediterraneo.

Tutto questo per noi di M24A-ET è incomprensibile come abbiamo scritto nella nostra proposta di Piano di Rilancio e Resilienza per il Mezzogiorno e le Aree Interne d’Italia inviato ai competenti Rappresentanti Istituzionali. Sulle questioni sollevate non siamo soli, anzi, ci sono rappresentanze sociali come la Fast-Confsal che questi problemi e questi temi li ha sollevati ed elaborati in un suo documento “Italia velocemente connessa”, che è stato presentato al Governo nello scorso mese di ottobre. In tale studio si é posto l’accento, al pari di ciò che abbiamo fatto noi, anche sulla cosiddetta interdipendenza economica attraverso la quale gli investimenti fatti nel Mezzogiorno darebbero una maggiore redditività complessiva all’intero Paese e quindi anche all’altra macroarea che beneficerebbe di questa ricucitura. Così, peraltro, si darebbe concreta applicazione anche agli obiettivi europei, consentendo all’Italia intera di rimettersi in carreggiata con una maggiore crescita del Pil nazionale. A nulla e nessuno serve fare un “gioco delle tre carte” con il Recovery Fund, mettendo a rischio il destino delle future generazioni e dell’intero Paese.
*Componente Direttivo e Referente nazionale M24A-ET Economia e Sviluppo

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

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