RENZI CHE SALVÒ IL MONTE DE' PASCHI CON I SOLDI DEL BANCO NAPOLI, ORA VUOL FAR MORIRE LA POPOLARE DI BARI?

RENZI CHE SALVÒ IL MONTE DE' PASCHI CON I SOLDI DEL BANCO NAPOLI, ORA VUOL FAR MORIRE LA POPOLARE DI BARI?

RENZI CHE SALVÒ IL MONTE DE’ PASCHI CON I SOLDI DEL BANCO NAPOLI, ORA VUOL FAR MORIRE LA POPOLARE DI BARI?

 

di Pino Aprile

Chi ha nel suo curriculum politico Banca Etruria e le manovre per salvare il Monte de' Paschi di Siena a spese di altri, come Matteo Renzi (e contorno di Maria Elena Boschi e del su' babbo) dovrebbe tacere e nascondersi sulla vicenda della Banca Popolare di Bari. Che Italia viva vuole morta, pare, non essendosi presentata al Consiglio dei ministri che doveva discuterne il salvataggio. E la scusa è di quelle miserabili: non ci hanno avvisato... (così loro, privi di comunicazione con il pianeta Terra, sono rimasti su Marte).

Alla ricerca di ogni pretesto per affermare la sua primazia (è di quelli che ridurrebbero il mondo in macerie, pur di essere il signore di quel che c'è, fossero pure le macerie), Matteo Renzi ha pestato una merda grossa, e lo fa alla sua solita maniera: contro il Sud. Non serve ricordare la gestione renziana della crisi delle banche del Nord e toscane, dalla Veneto Banca e Popolare di Vicenza, a Banca Etruria e Monte de' Paschi.

Solo un paio di annotazioni: mentre piccoli risparmiatori che si suicidavano per le porcate delle banche venete e della banca Etruria, la signora Boschi tentava di commuoverci con le sofferenze del su' babbo, dirigente di quella banca; e il governo faceva pagare al Sud i danni delle dirigenze nordiche svuota-cassaforti.

Quella storia merita di essere raccontata, perché è il completamento e la conferma del sistema predatorio della politica antimeridionale dell'Italia comicamente detta unita. Riassumo velocemente: per una sbagliata speculazione sul traffico internazionale di armi condotto dalla filiale statunitense, la Banca Nazionale del Lavoro fu sfondata da 4 mila miliardi di vecchie lire. Nello staff dirigente di quell'istituto c'erano il figlio di Carlo Azeglio Ciampi e il cugino di Francesco Cossiga, per pura combinazione...

Partì allora una campagna di diffamazione e distruzione del Banco di Napoli, assecondata dai soliti ascari locali, accusato di aver fatto troppi prestiti che non avrebbe mai potuto recuperare e che portò alla “cessione” dello storico istituto alla BNL per 60 miliardi di lire (30 milioni di euro: manco le sedie o uno solo dei quadri della collezione del Banco). Poco dopo, la BNL rivendette il BfN alla Bvanca Intesa di Torino, per tremila miliardi, salvandosi.

I presunti prestiti non recuperabili furono recuperati tutti, a cura di un'agenzia creata apposta a Napoli. A riprova che non era vero niente.

Gli ultimi quasi 500 milioni di euro entrati in cassa furono adocchiati dal toscano Renzi, che per salvare il Monte de' Paschi, li sottrasse all'agenzia napoletana e li regalò all'ormai sfondato Monte di Siena, salvandolo.

Chi ha fatto questo, è bene che taccia per i prossimi tre secoli su questi argomenti. Se proprio cerca scuse per danneggiare il governo scandalosamente non diretto da lui, si opponga al regalo immeritato e non voluto (avevano detto “Facciamo da soli”!) a Milano e Veneto per le olimpiadi invernali. Mille milioni, cazzo! Mille milioni, esattamente la cifra che serve per salvare la Popolare di Bari, i cui dirigenti non meritano nulla, ma per colpa dei quali non si può ancora una volta penalizzare il Sud.

I terroni ascari renziani di Italia viva abbiano un minimo di dignità e per una volta, nella vita, si ricordino che sono eletti al Sud, impongano al bullo di Firenze di smetterla.

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

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