SBARCA NELLE MARCHE IL MOVIMENTO 24 AGOSTO PER L'EQUITA' TERRITORIALE

SBARCA NELLE MARCHE IL MOVIMENTO 24 AGOSTO PER L'EQUITA' TERRITORIALE

SBARCA NELLE MARCHE IL MOVIMENTO 24 AGOSTO PER L’EQUITA’ TERRITORIALE

E’ nato il Circolo Territoriale “MARCHE”, che porta il Movimento fondato da Pino Aprile in una regione importante per ciò che rappresenta nel nostro Paese. Le Marche sono una realtà parsa a lungo “appartata” e che non sale spesso agli onori della cronaca nazionale ma che, al contempo, è fondata su un tessuto sociale esemplare di quello che un tempo è stato definito “Miracolo Italiano”. Un popolo abituato a lavorare sodo, e che, grazie alla sua operosità, capacità di organizzazione e creatività, ha potuto beneficiare nei decenni passati di un alto livello di sviluppo e di benessere, ma che con la crisi del settore manifatturiero sta ormai da diversi anni vivendo un grave scompenso economico. I distretti calzaturiero del fermano; quello degli elettrodomestici a Fabriano, un tempo capitale mondiale del “bianco”; il polo delle cucine nel nord della regione e nel maceratese; la pelletteria di qualità nelle province meridionali; tante altre realtà leader per creatività e innovazione nei propri settori: sono realtà che hanno fatto conoscere le Marche e la sua illuminata capacità imprenditoriale nel mondo, ma che oggi soffrono in maniera particolarmente accentuata la crisi di competitività del Sistema-Italia. Una crisi dovuta certamente alle congiunture epocali, ma non solo: anche questo territorio, non rientrando nei piani di salvaguardia disposti dalle forze “sovraniste” che hanno caratterizzato la politica degli ultimi decenni, si è visto escluso dalle strategie di rilancio da parte dell’Azienda-Paese e da tutte quelle misure che, in qualche modo, avrebbero compensato le difficoltà economiche dei comparti industrial-artigianali. Una ferita economica che si è aggravata con l’evento sismico che ha sconvolto le aree interne della Regione, e che ugualmente ha visto una risposta da parte dello Stato assai tiepida e interlocutoria, specialmente se confrontata alle forze dispiegate per il sostegno dell’Emilia Romagna colpita qualche anno fa da analoga calamità. Oggi,
quelle aree, lasciate senza risposte e senza prospettive certe, sono a rischio abbandono e desertificazione sociale, in un circolo vizioso che rischia di determinare un’ulteriore “dismissione” di servizi e investimenti da parte dello Stato Il trend negli ultimi anni lancia segnali assai preoccupanti e mostra un dato che deve far riflettere: le Marche stanno vivendo da tempo una seria contrazione in termini di investimenti e trasferimenti dello Stato poiché i parametri di attribuzione sono stati cesellati attraverso criteri capziosi, disposti da forze politiche il cui unico interesse era preservare solo una parte del Paese, concentrata al Settentrione, e il blocco industriale di riferimento. Un Paese che sta ormai da anni massimizzando gli investimenti esclusivamente in poche aree, lungo tale direttrice, smobilitando in tutto il resto, con tanti saluti alla coesione nazionale, sempre più a rischio. Esiste dunque una necessità oggettiva e una sensibilità territoriale ad accogliere le istanze di equità e di giustizia, insite nella natura fondativa del nostro Movimento, che consentano di incidere sulla sensibilità del carattere collettivo della società marchigiana e di creare i presupposti per imprimere una decisa inversione di tendenza alla pericolosa deriva che ha assunto il nostro Paese.

Michele Eugenio Di Carlo

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