SENZA IL 70% CHE GLI SPETTA DEI 209 MILIARDI DEL RECOVERY FUND, IL SUD NON SI RIALZA

SENZA IL 70% CHE GLI SPETTA DEI 209 MILIARDI DEL RECOVERY FUND, IL SUD NON SI RIALZA

SENZA IL 70% CHE GLI SPETTA DEI 209 MILIARDI DEL RECOVERY FUND, IL SUD NON SI RIALZA

di Antonio Picariello

Dopo la denuncia del presidente Giannola circa la distrazione di 60 miliardi l’anno di spesa pubblica verso nord, si è aperto il confronto tra le due Italie a sostegno di tesi opposte anche e soprattutto sui fondi straordinari europei. Professori universitari, giornalisti, addetti ai lavori si sono confrontati su dati, procedure e pregiudizi. Ma i fatti?
I fatti sono quegli accadimenti reali che differenziano la favola dalla realtà. E fino a prova contraria, che al momento è possibile fornire solo nella favola, la realtà dice che Giannola ha ragione da vendere. Giannini, Giovanardi, Barone, tra i più recenti, si sono prodigati senza lesinare sforzi per sostenere la tesi favolistica; Esposito, Bianchi, Viesti hanno contestato con fatti e soprattutto con i dati dei CPT, ovvero l’istantanea di come e dove la spesa pubblica italiana viene investita. Un campo da gioco sul quale per i cantastorie è difficile confrontarsi ad armi pari, ragion per cui lo evitano accuratamente deviando il discorso su spesa regionalizzata e residuo fiscale.

Alla stessa stregua, gli stessi cantastorie tentano di adattare la favola della produttività al riparto del Recovery Fund. Vogliono insegnarci, bontà loro, a pescare piuttosto che donarci pesci, senza considerare che il lago dove pescare ce l’hanno prosciugato proprio loro con la spesa storica e rischia essiccarsi definitivamente con l’autonomia differenziata di Boccia e le “laute” concessioni di Zingaretti, Bonaccini e De Micheli in materia di Recovery Fund!
Corruzione, malgoverno, sprechi degli aiuti comunitari per i cantastorie generano condizioni inadatte a Sud per investirvi anche solo un euro. Eppure se si guarda la faccenda dal verso giusto, ci si rende conto che corruzione, malgoverno e sprechi sono conseguenze di una politica nazionale ultraventennale seguita e perseguita dal PUN cha ha avuto come unico file rouge arricchire la “locomotiva produttiva” impoverendo il resto del paese, con gravi ripercussioni sociali, nella speranza (quindi senza alcuna certezza o pianificazione economica) che essa, la locomotiva, una volta rimessa in moto trainasse tutto il paese. Il risultato è davanti agli occhi di tutti!
E ciò nonostante ci si ostina a sostenere che i soldi debbano andare dove le condizioni sono ottimali per creare produttività, mentre a Sud bisogna introdurre le gabbie salariali ancorate alla stessa produttività e al costo della vita nella speranza che lavorino tutti e nella certezza che vengano pagati meno. Una realistica visione di coesione territoriale vorrebbe, invece, che proprio nelle aree in cui la produttività latita, vengano investite maggiori risorse per creare le stesse condizioni delle quali beneficiano (a spese di tutti) i cantori dell’efficienza nordica. E così facendo sarebbero in due (Sud e Nord) a portare il fardello con vantaggi e svantaggi comuni, come sarebbe giusto che fosse in un paese unito.
Una siffatta visione, però, toglierebbe la marmellata dalla portata e dalla avidità di quelli che “Bergamo nazione, tutto il resto meridione”.
Ecco perché giova, ancora una volta (e perennemente gioverà), ricordare a questi “studiosi” che in Italia nessun dibattito occorre su dove e come allocare le risorse europee advenienti. I criteri sono già fissati dalla UE. Piuttosto occorre definire (e ricordo volentieri ai “governanti” che sono già in preoccupante ritardo) un piano nazionale di investimenti che individui (se ce ne fosse ancora bisogno) i settori strategici nei quali investire per una rinascita del Mezzogiorno e una ripresa del Settentrione. Molti dei politicanti potrebbero obiettare che un piano del genere è già stato redatto ed è pronto per essere sottoposto al vaglio di Bruxelles. In realtà ciò che è stato scritto è facilmente paragonabile alla lista della spesa di mia nonna.
Un esempio lampante, altamente immorale, quanto ingiusto ed iniquo è l’ipotesi del ministro Boccia di finanziare i LEP attraverso il Recovery Fund che invece dovevano, devono, e dovranno essere finanziati, una volta miracolosamente definiti, dalla spesa pubblica italiana. Il Recovery Fund avrà un suo inizio e una sua logica e naturale fine: con cosa finanzierà successivamente i Lep il ministro? Vorrà per caso attingere di nuovo ai fondi europei per la coesione territoriale come si è fatto finora per coprire gli scandalosi ammanchi di spesa pubblica a Sud?
In tal senso è molto preoccupante leggere articoli come quello di Barone su Il Mattino che favoleggia su come il ritardo del Mezzogiorno sia la prova che i trasferimenti al Sud non hanno prodotto sviluppo (è il dazio da pagare per avere un direttore torinese in un giornale napoletano!). Ma se ogni favola è un gioco, allora Barone gioca col fuoco perché Marco Esposito dalle stesse colonne riporta il professore con i piedi per terra e raddrizza, per l’ennesima volta, il tiro: “Al professor Barone, e purtroppo non è il solo, sfugge il tragico scambio tra fondi ordinari e fondi straordinari. I primi sono lesinati al Sud con la conseguenza che i secondi, invece di consentire il colpo d’ala, sono utilizzati per cose banali”. Un concetto che farebbe bene ad imparare anche il ministro Boccia quando pensa alla “nuova” autonomia differenziata!

Che la politica italiana abbia sempre lavorato per ampliare il divario nord-sud è un nodo che prima o poi sarebbe venuto al pettine. La pandemia ne ha solo accelerato i tempi, facendo piombare l’Italia in una crisi che, come spiega il direttore Bianchi, se a nord è stata prevalentemente sanitaria, a livello economico abbraccia tutto il paese e rischia di concentrarsi soprattutto a Mezzogiorno sul piano sociale.
C’è un Mezzogiorno possibile che guarda alla realtà e uno impossibile narrato dai cantastorie. Entrambi ci attendono dietro alle sliding doors del Recovery Fund. Da questo Mezzogiorno che verrà dipende il destino di un intero paese al bivio: equità o disgregazione.
*referente circolo M24A Equità Territoriale di Casalnuovo di Napoli

Michele Dipace

Michele Di Pace

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