SOUTHWORKING: RISORSA PER IL SUD, INCUBO PER IL NORD

SOUTHWORKING: RISORSA PER IL SUD, INCUBO PER IL NORD

SOUTHWORKING: RISORSA PER IL SUD, INCUBO PER IL NORD

di Assunta Pavone*

Chi l’avrebbe mai detto che la ‘‘locomotiva‘‘ a vapore (il nord) avrebbe cominciato a dar di testa e, non sapendo più che pesci prendere, si sarebbe rivolta al fratellastro povero (il sud) minacciandolo di ritorsioni per il caso in cui non si volesse degnare di correre in soccorso del parente ricco e viziato? La bocconiana (questo aggettivo inizia a suonare male, bocconiano diventa sempre più sinonimo di servitore del sitema nordcentrico che ha ormai distrutto tutto ciò che di buono era stato fatto in questo paese) Rossella Cappetta, in un’intervista, spiega che ‘’il sud si è trasformato in un grande dormitorio del nord’’ e che ‘’i lavoratori rischiano di ritrovarsi isolati’’ e che ‘’il lavoro a distanza costerebbe di più alle imprese’’ ecc…

Una serie di spiegazioni che non hanno alcun senso, totalmente senza capo né coda.

È, infatti, risaputo che i lavoratori, vivendo nei propri luoghi d’origine, ci hanno guadagnato in qualità della vita e non credo proprio che sentano la mancanza dell’ufficio al di fuori dell’orario di lavoro, durante il quale possono comunque collegarsi con i propri colleghi grazie ai mezzi che tutti  abbiamo imparato ad usare.

Quella dei costi per le aziende, poi, è un’affermazione davvero scarsa per un’economista. È un’affermazione messa lì senza alcun riferimento a dati e cifre concreti, quindi una balla buttata lì tanto per voler dire qualcosa. Ad un certo punto, viene fuori il danno economico che una città come Milano sta subendo dall’assenza di questi lavoratori fuori sede.

Quindi, in conclusione, la Cappetta ci sta dicendo che i meridionali devono rientrare per rimettere in moto l’economia dei ristoranti, bar, servizi vari delle città settentrionali. E nel chiarire questo, per rendere la cosa più urgente, vi aggiunge la minaccia velata che tali lavoratori rischiano la perdita degli avanzamenti di carriera e tagli agli stipendi. E perché mai? Centinaia e centinaia di lavoratori nordeuropei stanno acquistando case e appartamenti per venire a trascorrere lunghi periodi nelle regioni del nostro sud (e non solo quindi durante le vacanze) consci del fatto che un totale ritorno al lavoro in ufficio non si realizzerà, mentre in Italia si minacciano i lavoratori meridionali per il fatto di restare a lavorare a casa loro. Nel nord Europa, il posto da cui scrivo, è ormai chiaro a tutti che, dopo questa pandemia, l’organizzazione del lavoro prenderà nuove forme e si avvierà a sostituire le permanenze in ufficio che verrano ridotte a quelle necessarie solo in determinati casi e per determinati compiti. In Italia, invece, i geni della Bocconi, vengono a farci la predica sulla necessità di rientrare negli uffici, offendendo chi sta lavorando in smartworking, perché dire che il sud è diventato un dormitorio equivale a dire che non stanno lavorando.

La verità è che a città come Milano servono i nostri ragazzi, la nostra gente per gli affitti esorbitanti, spesso pagati a nero, per le consumazioni nei bar e nei ristorante della città, per gli acquisti fatti nei loro negozi e per tutto il fatturato che questi eserciti di lavoratori meridionali regalano alla città settentrionali, complice la mancanza di lavoro nelle loro terre d’origine.

In poche parole, il nord ha bisogno del sud e non il contrario. Dopo decenni in cui ci hanno raccontato che il sud è una palla al piede, che blocca lo sviluppo e l’evoluzione del nord, scopriamo adesso che il sud è, in realtà, la riserva a cui attingere per far funzionare le loro città e la loro economia. La povertà del sud è la ricchezza del nord.

La pandemia ha messo a nudo la fragilità e l’inefficienza di quelle che si credevano e che anche al sud erano ritenute regioni modello. Il southworking è diventato il paradigma di uno stravolgimento a cui le città del nord non vogliono abituarsi. Il futuro è già cominciato e il southworking fa parte del futuro. Non si può più tornare indietro. Sarà il caso che il nord cominci a cercare nuove strade, per il proprio rilancio, che non contemplino lo sfruttamento del sud. Il sud s’è svegliato e si è accorto di essere importante per il paese. E, soprattutto, il sud ha capito che ci sono nuove strade. Caro nord, sei avvertito, tu con tutti i tuoi bocconiani.

*direttivo nazionale M24A-ET

Leggi su https://it.businessinsider.com/la-docente-della-bocconi-stronca-il-southworking-danneggia-imprese-lavoratori-e-societa-il-sud-non-deve-essere-dormitorio-del-nord/

 

 

 

Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

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