UN PIANO STRAORDINARIO PER L’UNIONE EUROPEA

UN PIANO STRAORDINARIO PER L’UNIONE EUROPEA

UN PIANO STRAORDINARIO PER L’UNIONE EUROPEA

 
di Fabio De Lima
L'Unione Europea si trova di fronte probabilmente all’esame più importante, quello della sua credibilità. Già in deficit di consensi a favore dei movimenti sovranisti ed antieuropeisti, l’Europa dei 27 Stati potrebbe ritrovarsi sgretolata alla fine di questa pandemia. Il polo più integralista, capeggiato da Olanda, Austria e a seguire Germania e Finlandia, sta opponendo un’estrema resistenza alle richieste dei paesi “periferici” con in testa Italia e Francia affinché si allarghino le maglie del cieco rigore di bilancio.
 
Oggi l’Unione è legata da principi contabili più che da un vero spirito di corpo. Lo shock esterno e simmetrico derivante dal coronavirus si sta scontrando con la mutua sfiducia interna, è sempre più difficile cambiare i paradigmi; per i più ricchi e disciplinati del club dei 27 è quasi istintivo guardare più ai miliardi che ai feretri, specie se altrui. Se poi nell’occhio del ciclone c’è l’Italia, terza economia dell’euro, con debito astronomico, crescita minima da anni e unico paese a non avere attuato riforme strutturali, si fa ancora più faticoso il salto collettivo verso una solidarietà nuova e rivoluzionaria ma vitale per la sopravvivenza europea.
 
È indispensabile uno straordinario Piano europeo per lo sviluppo finanziato dagli eurobond o coronabond e da forme di mutualizzazione del debito, un intervento centralizzato non limitato a lasciare ai singoli Stati la flessibilità necessaria perché ciascuno faccia da solo.
 
Abbiamo la maggior parte del tessuto economico ibernato ed è necessario assicurare la sua sopravvivenza al risveglio. Per far ciò serve la liquidità, liquidità per pagare gli stipendi, per approvvigionarsi, per le spese correnti, per alimentare la gestione caratteristica delle imprese piccole, medie o grandi che siano.
Draghi in un’intervista al Financial Times ha affermato che bisogna accettare debiti più alti ma, come in guerra, le spese pubbliche aggiuntive devono essere in grande parte finalizzate ad alimentare l’economia durante il lock-down.
 
Questa potrebbe essere la chiave per sbloccare l’impasse europeo: rassicurare i rigorosi Paesi del Nord Europa che questi fondi non siano per il mondo politico una tentazione di usarli per altro ma per attuare 3 macro misure:
1) finanziare il sistema sanitario;
2) preservare occupazione e reddito ai cittadini;
3) assicurare la sopravvivenza e la capacità d’investimento delle imprese.
Si potrebbe, pertanto, fare assumere al singolo Stato un ruolo che, per quanto fondamentale, sia quasi privo di discrezionalità; non fondi a pioggia distribuiti con la solita metodologia finalizzata al consenso elettorale ma una garanzia statale omnicomprensiva per azzerare i debiti dei privati e delle imprese. La proposta disegnerebbe una nuova e necessaria camicia di forza all’intervento pubblico. Solo così si può davvero accettare il forte aumento dei debiti statali che non rifletterebbe la dissolutezza morale dei politici ma la necessità di affrontare l’emergenza. Basterebbe che in questa fase le Banche assistano illimitatamente privati e imprese a costo zero e che poi, quando finirà l’emergenza, lo Stato cancelli questi debiti facendoseli propri.
Non è una crisi ciclica ma una crisi esogena ed è assolutamente indispensabile che il peso della recessione non sia pagato dal settore privato ma dal pubblico, altrimenti si assisterà all’incedere inesorabile di una grande depressione.
Raffaele Vescera

Raffaele Vescera

Related Articles

Leave a Reply

Close
Close

Please enter your username or email address. You will receive a link to create a new password via email.

Close

Close