ZINGARETTI SE NE VA? ARRIVA BONACCINI, E DELRIO LODA SALVINI: IL PARTITO UNICO DEL NORD ALL’ASSALTO DEI 209 MILIARDI DEL RF

ZINGARETTI SE NE VA? ARRIVA BONACCINI, E DELRIO LODA SALVINI: IL PARTITO UNICO DEL NORD ALL’ASSALTO DEI 209 MILIARDI DEL RF

ZINGARETTI SE NE VA? ARRIVA BONACCINI, E DELRIO LODA SALVINI: IL PARTITO UNICO DEL NORD ALL’ASSALTO DEI 209 MILIARDI DEL RF

di Raffaele Vescera*
Bonaccini, “governatore” dell’Emilia-Romagna, distintosi per la sua richiesta paraleghista dell’autonomia regionale differenziata a vantaggio delle regioni del Nord e a danno di quelle del Sud, spinge per il congresso del Pd, puntando a fare il segretario nazionale dei dem. In questo appoggiato da Nardella con altri dem toscani e padani. Intanto, l’ex ministro reggiano Graziano Delrio tesse le lodi di Salvini, dipingendolo come persona “seria e concreta.”
Ovvio, quando si mira alla spartizione di una montagna di miliardi, qual è quella del Recovery plan, spettante per il 70% al Mezzogiorno, ma da dirottare verso i nordici lidi, si danno tutti alla “concretezza”.
E che importa se i loro presunti “valori” sono agli antipodi, che importa ai “democratici di sinistra” se la Lega (Nord) è un partito di estrema destra, dichiaratamente razzista e antimeridionale, i soldi fanno aprire gli occhi ai ciechi e chiudere le orecchie agli udenti. Tutto è perdonato alla Lega. In fin dei conti, quando si parla di togliere fondi destinati al Mezzogiorno, i partiti di destra e di sinistra si sono sempre uniti nell’azione scellerata di impoverire il Sud, e il partito unico del Nord, da virtuale si fa concreto.
Ecco spiegata la pronta accettazione del Pd dell’ingresso della Lega (Nord) nel governo Draghi, insieme agli smemorati a 5 Stelle che, per bocca dell’incredibile Di Maio, da Movimento del cambiamento diventa “moderato e liberale” (sic!), ovvero conservatore dell’esistente. Neanche fosse un impresentabile partito della prima Repubblica. Così provocando la fuoruscita di chi non intende rinunciare ai principi fondanti del M5S.
Il tutto con la regia, non certo improvvisata, dell’eterno mezzotoscano Matteo Renzi il quale, dopo aver fatto visita al compagno di merenda detenuto Verdini, in questo seguito da Salvini e altri politici del giro, provoca la caduta del governo Conte. Sostituito da un governo Draghi che più che da tecnici è composto da incompetenti, impresentabili e mezze figure, l’eterno sottobosco della politica, manovrato dagli storici comitati d’affari di italica tradizione.
In questo circo dell’inciucio, il Sud ne uscirà ancora una volta perdente, depredato e impoverito come sempre? Dipende, la società civile meridionale con intellettuali, presidenti di regione e tanti sindaci, svegliati dall’azione rivelatrice dei meridionalisti, a partire dal Movimento per l’Equità Territoriale, abbandona il suo storico servilismo verso i centri di potere del Nord e finalmente si unisce per fermare il furto colossale di risorse destinate al Mezzogiorno. Furto ancora più consistente di quello operato nel dopoguerra con i fondi americani del Piano Marshall, dei quali al Sud furono riservati men che briciole. Impoverire il Sud e le aree interne significa ancora una volta impedire al Paese di crescere, come accade da troppi anni. Il Sud perderà ancora una volta? Dipende dalla lotta dei cittadini fermare questa ennesima rapina. Donne e uomini del Sud ma anche persone del Nord, amanti della giustizia e dell’equità, è ora di gridare: noi non ci stiamo.
*direttivo nazionale M24A-ET
Raffaele Vescera

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